Sento il mio corpo come un estraneo: come tornare a casa in te stessa
- Elena Albanese

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
Ci sono momenti nella vita di una donna in cui ti guardi allo specchio e senti che quella non sei tu.
Non nel senso drammatico della parola. Ma in quel modo sottile, silenzioso, che fa male proprio perché è difficile da spiegare.
Ti muovi, funzioni, fai tutto quello che devi fare, ma dentro, c’è una distanza. Come se abitassi il tuo corpo da ospite. Io quella sensazione la conosco bene.
E mi e' successo in diverse occasioni, succede a tutte. Non sarebbe normale altrimenti: il corpo della donna subisce trasformazioni incredibili durante il corso della vita, e noi siamo anche quell'energia, una donna e' tutte le sue fasi, ascendenti e discendenti. Ma non accettando il cambiamento determiniamo arbitrariamente quando il modo in cui ci sentiamo e' giusto e quando e' sbagliato.
Ogni modo in cui ti senti va prima di tutto accolto.
Ti racconto qui due mie esperienze
Dopo il parto: quando non ti riconosci più
Dopo la nascita del mio primo figlio, ho guardato il mio corpo e non mi sono riconosciuta.
Non parlo solo del fisico che cambia — anche quello, certo. Parlo di qualcosa di più profondo: di sentirti abitare un corpo che ha appena fatto la cosa più grande del mondo, e che ora è stanco, trasformato, diverso. Un corpo che allatta, che non dorme, che porta i segni di qualcosa di enorme. E tu, nel mezzo di tutto questo amore per il tuo bambino, ti chiedi: ma io dove sono?
Ho dovuto fare pace con quella versione di me. Lentamente. Con pazienza. Con una gentilezza che non mi ero mai concessa prima.
E lo yoga è stato il filo che mi ha riportata a me stessa. Non le pratiche intense di prima — quelle non erano ciò di cui avevo bisogno. Ma il ritorno al respiro, al movimento dolce, all’ascolto. Cinque minuti sul tappetino, anche con il bambino vicino. Un momento mio, ogni giorno. Quella costanza, quella pazienza con me stessa, ha fatto tutto.

I giorni del ciclo: accogliere la chiusura
C’è un altro momento che conosco bene, che torna ogni mese puntuale come la luna.
I primi giorni del ciclo. Quando il corpo sembra spegnersi. Quando la testa è pesante, l’energia è zero, e mi sento — letteralmente — fuori uso.
Per anni ho resistito a quei giorni. Li ho combattuti, ignorati, cercato di essere uguale agli altri. Finché ho capito che quella chiusura non era un difetto. Era un invito.
Oggi quei giorni li accolgo. Mi ascolto. Mi rispetto. Abbasso il ritmo, cambio la pratica, mi do il permesso di essere meno. E in quel “meno” ho imparato a trovare una qualità di presenza che nei giorni di piena energia non riesco a raggiungere.
Il corpo sa. Sempre. Dobbiamo solo imparare a fidarci di lui.

Perché ci disconnettiamo dal corpo
La disconnessione dal corpo non succede all’improvviso. Si accumula nel tempo, piano piano, sotto la superficie della vita quotidiana.
Succede quando ignoriamo i segnali. Fame, stanchezza, dolore, bisogno di riposo. Quando li sistemiamo sempre “dopo”, il corpo smette di parlarci. O meglio: noi smettiamo di ascoltarlo.
Succede dopo grandi trasformazioni. Il parto, la menopausa, una malattia, una perdita. Il corpo cambia radicalmente e noi facciamo fatica a riconoscerci in quella nuova versione.
Succede quando viviamo troppo nella testa. Lavoro, preoccupazioni, schermi, decisioni continue. La mente occupa tutto lo spazio e il corpo diventa solo uno strumento — qualcosa da usare, non da abitare.
Succede quando ci vergogniamo del corpo. Anni di messaggi su come dovremmo essere, apparire, pesare. A forza di giudicarlo, ci allontaniamo da lui.
Qualunque sia la tua storia, la disconnessione non è una colpa. È una risposta umana a ciò che hai vissuto. E si può sciogliere.
Come lo yoga ti riporta a casa
E qui io ti parlo di yoga perche' davvero a me ha cambiato la percezione di me stessa. mi ha aiutato a volermi bene, ad accettarmi
Lo yoga non è una tecnica per migliorare il corpo. È una pratica per tornare ad abitarlo.
Quando sali sul tappetino e inizi a muoverti con consapevolezza — sentendo ogni vertebra, ogni respiro, ogni punto di contatto con il suolo — stai facendo qualcosa di fondamentale: stai tornando dentro.
Il respiro è il primo ponte. Non puoi respirare consapevolmente senza essere nel corpo. Ogni volta che porti l’attenzione al respiro, ti riporta qui, adesso, dentro di te.
Il movimento crea dialogo. Muovere il corpo con intenzione è un modo per ascoltarlo. Dove c’è tensione? Dove c’è spazio? Dove fa resistenza? Il corpo risponde sempre, se gli chiedi.
La pratica costante costruisce fiducia. Tornare sul tappetino ogni giorno — anche pochi minuti — è un atto di cura. Il corpo impara che sei lì per lui, non contro di lui. E piano piano si apre.
Il silenzio crea spazio. Nelle pause, nelle pose ristorrative, nel savasana. In quei momenti il corpo parla. E tu imparai ad ascoltarlo.
Pratiche per tornare a te stessa
Body scan al mattino. Prima di alzarti, dedica 2 minuti a sentire il tuo corpo. Partendo dai piedi, risali lentamente fino alla testa. Non giudicare, solo osservare. Come ti senti oggi?
Respirazione addominale. Metti una mano sulla pancia e respira sentendo la pancia che "esce" nell'inspiro e l'ombelico che spinge "in dentro" nell'espiro Senti il gonfiare e lo sgonfiarsi. Cinque respiri così ti riportano subito dentro.
Yin yoga sulle anche. Le anche portano molto di ciò che tratteniamo emotivamente. Una pratica yin dolce sulle anche — anche solo 10 minuti — può liberare tensioni che porti da anni.
Journaling del corpo. Dopo la pratica, scrivi. Cosa hai sentito? Dove c’era resistenza? Cosa si è ammorbidito? Scrivere consolida il dialogo con il corpo.
Un rituale mattutino tutto tuo. Non deve essere lungo. Bastano 15–20 minuti. Movimento, respiro, intenzione. Ogni mattina, prima che il mondo ti chieda qualcosa.
Il rituale del mattino come ritorno a te stessa
Ho imparato che il modo in cui inizio la giornata determina tutto il resto.
Quando mi sveglio e dedico i primi minuti a me — al corpo, al respiro, a un’intenzione — quella me stessa rimane presente durante tutta la giornata. Anche quando arrivano le richieste, il caos, i bambini, il lavoro. C’è un filo che mi tiene connessa a me.
Quando invece salto quel momento e mi butto subito nel fare, mi perdo quasi subito. Divento una funzione, non una persona.
La morning routine non è un lusso. È la pratica più potente che conosca per restare connessa a te stessa, ogni giorno.
Ho creato una guida gratuita — “Trasforma la tua Giornata con una Morning Routine Epica” — che ti accompagna passo passo nella costruzione del tuo rituale mattutino. Movimento, respiro, meditazione, intenzione. In 15–20 o piu' o meno minuti, devi solo seguire le 5 regole d'oro : tutto ciò di cui hai bisogno per iniziare la giornata e' dentro di te, non fuori.

Torna a casa, ogni mattina
Tornare a te stessa non è un traguardo che raggiungi una volta per tutte.
È una pratica quotidiana. Un ritorno, ogni giorno.
Ci sarà il parto che ti trasformerà, i giorni del ciclo in cui ti sentirai fuori uso, un piccolo grande trauma emotivo della vita ti portera' a non sentirti piu' tu, le scadenze al lavoro e lo stress ti sfibrano un giorno alla volta, la menopausa in cui il corpo sembrerà un estraneo...
Non sei sola, succede ogni giorno a tutte!
Ma ogni volta, hai la possibilità di tornare.
Con un respiro. Con cinque minuti sul tappetino. Con un momento di silenzio nel caos.
Il tuo corpo non è un nemico. È la casa più vera che hai.
Con amore,
Elena





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