La disciplina e' liberta : grazie al maestro che me lo ha insegnato
- Elena Albanese

- 27 lug
- Tempo di lettura: 3 min
La luna piena di luglio è la luna dei maestri. Il giorno in cui la tradizione yogica si ferma a ringraziare chi ha trasmesso la conoscenza. Oggi voglio fermarmi anch'io.
C'è un'immagine che porto con me da anni.
Praba, il mio insegnante di Ashtanga in India, sul tappetino all'alba. Già in pratica. Come ogni mattina. Come ogni giorno.
Non aspettava gli studenti per iniziare. Non insegnava per sembrare qualcosa. Insegnava perché era quello che era, dentro e fuori dalla sala.
Non parlava molto. Quando lo faceva, la voce era calma, quasi sottovoce. Non c'era niente da dimostrare. Nessuna performance. Solo una dedizione silenziosa, profonda, quotidiana.
Quello che mi ha insegnato più di qualsiasi postura o sequenza è questo:
Essere insegnante non ti eleva di nessun livello.
Ti immerge più in profondità nella tua disciplina.
E la disciplina ti rende libera

Guru Purnima: la luna piena dei maestri
Nella tradizione yogica, il giorno di Guru Purnima, la luna piena di luglio, è il momento in cui ci si ferma a onorare chi ha trasmesso la conoscenza.
Nel 2026, quest'anno cade il 29 luglio.
Guru non significa semplicemente "insegnante". Significa letteralmente "colui che dispella l'oscurità". Dal sanscrito: gu(oscurità) e ru (luce).
Il maestro non è chi sa di più. È chi cammina davanti non per guidarti verso di lui, ma per mostrarti la strada verso te stessa.
Abhyasa e Vairagya: i due pilastri della disciplina
Patanjali, negli Yoga Sutra, ci insegna che per calmare la mente, per arrivare a quello stato di presenza profonda che è il cuore dello yoga, ci vogliono due pratiche costanti e inseparabili: Abhyasa, la disciplina, e Vairagya, il non-attaccamento.
Ho avuto molti maestri nella mia vita. Ma quello che più incarnava questi due pilastri, senza mai nominarli, senza mai esibirli, era Praba.
Disciplinato in un modo che non aveva niente di rigido. Immerso nella sua pratica ogni mattina, prima di chiunque altro, in silenzio. E allo stesso tempo completamente staccato da tutto quello che si crea naturalmente intorno a una scuola di yoga in India: la cinquantina di studenti, sopratutto giovani ragazze, magari europee, le dinamiche sociali, il vivere comune, i legami, le aspettative. Era lì, ma non aveva bisogno di niente di tutto quello per sentirsi qualcuno. Anzi se ne stava un po' staccato, non si lasciava attrarre da questo, nonostante lui avesse la nostra eta', era anche lui un ragazzo.
Non lo ostentava. Non lo dichiarava. Eppure si sentiva.
Ed è questo il punto: Abhyasa e Vairagya non si annunciano. Non si indossano. Se li pratichi davvero, ogni giorno, in silenzio, senza aspettarti applausi, tu incarnali e basta, falli parte di te. E creano un'aura intorno a te. Un faro. Le persone lo sentono, anche se non sanno dargli un nome.
Io mi sento disciplinata nella mia pratica. E mi sento non attaccata al risultato, non perché non mi importi, ma perché ho capito che se mi impegno ogni giorno con tutto quello che ho, con gioia e con entusiasmo per il percorso, ho gia' vinto. Prima ancora di arrivare. In qualsiasi cosa.
Nel mio piccolo io in questa luna piena rendero' omaggio al mio maestro Praba, per avermi insegnato questo, non con le parole, ma con l'aesempio.
Cosa significa insegnare davvero
Ho formato più di 50 insegnanti di yoga in 6 edizioni del Teacher Training.
E ogni volta, la cosa che mi colpisce di più non è chi progredisce di più nelle asana.
È chi smette di cercare di sembrare un'insegnante, e inizia semplicemente ad esserlo.
Chi capisce che il tappetino non è un palcoscenico. Chi impara a stare nell'incertezza senza nasconderla.Chi scopre che la propria pratica personale è la fonte di tutto il resto.
Questo è quello che Praba mi ha insegnato, senza mai dirlo esplicitamente.
E questo è quello che cerco di trasmettere ogni anno nel Teacher Training di Kalena Yoga.
Se senti che è il tuo momento
Guru Purnima è il giorno giusto per fermarti e chiederti:
C'è un maestro dentro di me che aspetta di emergere?
Non devi essere perfetta. Non devi avere anni di pratica alle spalle. Devi avere la volontà di camminare con costanza, Abhyasa, e la leggerezza di farlo senza aggrapparti a chi diventerai, Vairagya.
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Con gratitudine per Praba, per ogni maestro che ci ha mostrato la strada.
Amore e Luce,
Elena
Kalena Yoga



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