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"Sì" e "no" sono le parole più potenti che hai. Impara a usarle.


Nessuno ci ha insegnato a dire no. Ci hanno insegnato a essere gentili, disponibili, accomodanti. A non deludere. A non sembrare egoiste. E intanto, piano piano, abbiamo smesso di ascoltarci.


C'è una parola che le donne fanno fatica a dire.

Non è una parolaccia. Non è una parola difficile da pronunciare. È una parola di due lettere.


No.


E c'è un'altra parola che facciamo fatica a dire, ma in modo diverso. Questa la pronunciamo spesso, ma raramente la sentiamo davvero. Raramente la diciamo a noi stesse.


Sì.


Sì a ciò che vogliamo davvero. Sì a ciò che sentiamo dentro. Sì a noi stesse, prima che a chiunque altro.

Dopo la nascita del mio secondo figlio, ho capito una cosa: Stavo andando in burnout.


Non in modo drammatico. Non con un crollo improvviso. Ma lentamente, un piccolo sì dopo l'altro, un confine valicato dopo l'altro, un bisogno mio rimandato dopo l'altro, stavo esaurendo le mie riserve.


Ed è lì che ho capito: se non mi prendevo cura di me, stavo male io. E se stavo male io, stavamo male tutti.


Non era egoismo. Era sopravvivenza. Era amore, nella sua forma più lucida e onesta.

Da quel momento ho iniziato a lavorare su qualcosa che nessuno mi aveva mai insegnato: il confine. La differenza tra il sì che nutre e il sì che svuota. Il no che protegge e il no che libera.



Perché non sappiamo dire no


Nessuno ce lo ha insegnato.

Anzi, ci hanno insegnato l'esatto contrario.

Fin da piccole, ci hanno detto: sii gentile, sii disponibile, non deludere nessuno. Il no sembrava scortesia. Sembrava egoismo. Sembrava una rottura, della relazione, dell'armonia, dell'immagine che volevamo dare di noi stesse.

E così abbiamo imparato a dire sì. Sempre. Anche quando il corpo diceva no. Anche quando la mente diceva basta. Anche quando, nel profondo, sapevamo già la risposta.

Il risultato? Burnout. Risentimento. La sensazione di correre sempre per gli altri, senza mai fermarsi per sé.


Il no che protegge


Dire no non è rifiutare l'altro. È rispettare se stesse.

Quando dici no a qualcosa che non rispetta i tuoi confini, no a un impegno che non puoi sostenere, no a una situazione che ti svuota, no a qualcuno che supera il limite, stai facendo qualcosa di fondamentale:


Stai insegnando agli altri come trattarti.


Perchè le persone intorno a noi imparano da come le trattiamo. Se accettiamo tutto, insegniamo che tutto è accettabile. Se diciamo no con calma e fermezza, insegniamo che abbiamo dei confini, e che vanno rispettati.


Io ho poche regole. Ma vanno rispettate. E quando sento che sto arrivando al mio limite, mi fermo. Prima. Non aspetto il crollo.

Lo yoga mi ha insegnato questo. Ad ascoltare i segnali del corpo prima che diventino urla.


Il no che insegniamo ai nostri figli


C'è una cosa che mi sta molto a cuore come madre.

Quando mio figlio dice no, quando non vuole un abbraccio, quando non vuole finire il piatto, quando non vuole fare qualcosa, io rispetto quel no.

Non sempre è facile. Non sempre è comodo.

Ma so che se rispetto il suo no adesso, gli sto insegnando che il suo corpo gli appartiene. Che i suoi confini contano. Che può dire no, e che il mondo non crolla.


E so che un bambino a cui rispettiamo il no, diventerà un adulto capace di rispettare il no degli altri.

Il consenso non si insegna a 18 anni. Si inizia da lì, dal primo no di un bambino che viene accolto con rispetto.



Il sì che libera


Dall'altra parte c'è il sì.

Non il sì automatico. Non il sì per accontentare. Non il sì che diciamo per paura di deludere.

Il sì che viene da dentro. Quello che senti nel corpo prima ancora di dirlo. Quello che, quando lo pronunci, ti senti più leggera, non più pesante.


Sì a quell'opportunità che ti spaventa ma ti accende. Sì a quel desiderio che hai rimandato da troppo tempo. Sì a te stessa, alla versione di te che vuole emergere.

Quante volte ti sei detta non sono pronta, non è il momento, ho troppi impegni, e intanto quel desiderio continuava a tornare? Dicevi no a te stessa prima ancora di poterti permettere di sognare


Ma la voce che torna non mente mai.


Il chakra della gola, la tua voce autentica


Nella tradizione yogica, il quinto chakra, Vishuddha, il chakra della gola, è il centro dell'espressione autentica.

Non della parola fine a se stessa. Della parola vera.

Quando questo centro è bloccato, quando tratteniamo il no, quando non ci concediamo il sì, la voce si chiude.

Letteralmente. Tensioni al collo, alla gola, alle spalle. Il corpo porta quello che la mente non riesce a dire.

Quando il chakra della gola è aperto, le parole arrivano con chiarezza. Sai cosa vuoi. Sai cosa non vuoi. E lo dici, con calma, con presenza, senza bisogno di scusarti.

Lo yoga lavora su questo. Non solo sul tappetino, nella vita.


Due domande per te


Prima di chiudere, ti lascio due domande.

1. C'è qualcosa a cui stai dicendo sì: e che invece vuoi dire no? Un impegno che ti pesa. Una situazione che non rispetta i tuoi confini. Un ruolo che non ti appartiene più.


2. C'è qualcosa a cui stai dicendo no, e che invece vuoi dire sì? Un desiderio che rimandi. Un'opportunità che ti spaventa. Una versione di te che aspetta di emergere.

Siediti con queste domande. Anche solo per cinque minuti. Anche solo sul tappetino, prima di iniziare la pratica.


Le risposte sono già dentro di te.


Se senti che è arrivato il momento di dire sì a te stessa, ho 3 proposte:


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Buona settimana,


Elena


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