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Equinozio di Settembre: lasciare andare non è perdere. È fare spazio.

6 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min


Ci stiamo avvicinando all'equinozio d'autunno, il 23 settembre, il giorno in cui luce e buio si equivalgono, prima che le notti inizino ad allungarsi. Energeticamente, è la fine ufficiale dell'estate: il momento in cui la natura smette di espandersi e inizia il suo lento movimento verso l'interno.


C'è un momento preciso, ogni anno, in cui l'estate finisce davvero.

Non è un giorno di calendario qualsiasi. È l'equinozio, quando il giorno e la notte si equivalgono perfettamente, prima che il buio inizi a prendere il sopravvento.

Energeticamente, è un passaggio potente. L'estate è espansione, pienezza, luce che dura. L'autunno che arriva dopo l'equinozio è l'esatto opposto: raccoglimento, essenzialità, la natura che inizia a lasciare andare, le foglie, il calore, la lunghezza dei giorni.

Ed è esattamente il tema di cui voglio parlarti oggi. Perché lasciare andare è difficile.


Lasciare andare è difficile.

Non perché siamo deboli. Ma perché spesso quello che lasciamo andare non è solo un oggetto, un'abitudine, un luogo, è una parte di noi che ci identificava.


Quando ho lasciato il mio paesino in Veneto a 19 anni per andare a Roma, non stavo solo cambiando città. Stavo lasciando andare la ragazza che ero cresciuta a essere in quel posto, con quelle abitudini, quelle certezze, quella versione di me che tutti conoscevano.


A 29 anni ho lasciato Roma per Miami. Di nuovo, non era solo un trasferimento. Era lasciare andare una vita che avevo costruito, delle relazioni, un'identità professionale che mi ero guadagnata.


E a 34 anni ho lasciato Miami, questa volta con solo uno zaino in spalla. Niente casa. Niente piano fisso. Solo l'apertura verso qualcosa che ancora non conoscevo.


Ogni volta è stato destabilizzante. Ogni volta ho sentito la parte di me che si identificava con l'ego resistere, aggrapparsi, cercare sicurezza in quello che conoscevo.

Ma ogni volta, quello spazio vuoto che si è creato, quel lasciare andare, ha reso possibile tutto quello che sono diventata dopo.




Perché lasciare andare è così difficile


Il nostro ego cerca stabilità. Cerca di sapere chi siamo, cosa abbiamo, dove stiamo andando.

E quando lasciamo andare qualcosa, una casa, una relazione, un'abitudine, un'identità, quell'ego si sente minacciato. Perché quella cosa, in qualche modo, ci definiva.


"Se non sono più quella che vive lì..."

"Se non sono più quella che fa questo lavoro..."

"Se non sono più quella che sta con questa persona...""...allora chi sono?"


È una domanda spaventosa. Ed è normale che il corpo, la mente, l'ego cerchino di evitarla aggrappandosi a quello che conosciamo, anche quando non ci fa più bene.


Ma c'è una verità che ho imparato attraversando quei tre grandi lasciar andare della mia vita:


Non sei le cose che possiedi. Non sei nemmeno le identità che hai costruito.

Sei qualcosa di più profondo, che rimane, anche quando tutto il resto cambia.


L'equinozio d'autunno e l'elemento Aria, lo spazio giusto per cambiare


Nella tradizione Ayurvedica, l'equinozio d'autunno segna l'inizio del periodo dominato dal dosha Vata, legato agli elementi Aria ed Etere.

Questa fase porta con sé qualità precise: il freddo, la secchezza, la leggerezza. Sono le stesse qualità che vediamo nella natura in questo periodo: le foglie che si staccano, l'aria che si fa più leggera e tagliente, il mondo che inizia a spogliarsi di quello che non gli serve più.

Il mio dosha predominante è Vata, quindi in un certo senso, l'elemento Aria mi aiuta naturalmente nel cambiamento. Ma anche per me, che ho questa predisposizione, lasciare andare rimane difficile. Perché anche quando sai usare l'aria per muoverti, resta il fatto che stai lasciando qualcosa di conosciuto per qualcosa di incerto.


Ed è proprio quell'incertezza, quello spazio vuoto, quel non sapere ancora cosa arriverà, che crea lo spazio per infinite nuove possibilità di manifestarsi nella tua realtà.

Se tutto restasse sempre uguale, non ci sarebbe spazio per niente di nuovo.


Come praticare il lasciar andare


Sul tappetino, il Forward Fold: la flessione in avanti è la posizione perfetta per questo lavoro.

Quando pieghi il busto in avanti, il corpo si arrende alla gravità. Non stai spingendo, non stai controllando la forma, stai lasciando che il peso ti porti verso il basso, verso l'interno, verso un luogo di resa.

È fisicamente l'atto del lasciar andare. E ripeterlo sul tappetino, respiro dopo respiro, insegna al corpo, e quindi alla mente, che si può cedere senza crollare. Che si può arrendersi senza perdersi.


Prova questo esercizio:

La prossima volta che sei in un Forward Fold, chiediti: cosa sto trattenendo, in questo momento della mia vita, che potrei lasciare andare?

Non serve rispondere subito. Lascia che la domanda ti abiti, insieme al respiro.


Il paradosso del lasciar andare


Ecco quello che ho capito, attraversando i miei tre grandi lasciar andare:

Ogni volta che ho perso qualcosa che pensavo mi definisse, ho scoperto una versione più vera di me. Non più piccola. Più grande.


Lasciar andare non e' perdere qualcosa ma darti lo spazio per rinnovarti e darti la possibilita' di avvicinarti alla versione migliore di te.


Il paesino in Veneto mi ha dato le radici. Roma mi ha dato coraggio. Miami mi ha dato apertura. E lo zaino in spalla mi ha dato la libertà di diventare, finalmente, quello che sono oggi.

Non avrei potuto arrivare qui aggrappandomi a nessuna di quelle versioni precedenti.


Questo equinozio d'autunno ti invito a chiederti: cosa stai trattenendo che, se lasciato andare, potrebbe fare spazio a qualcosa di più vero?


Non deve essere grande come un trasferimento. Può essere un'abitudine. Un pensiero ricorrente. Un'aspettativa su te stessa.


Se senti che è il momento di lavorare su questo, di imparare a lasciare andare con più grazia, con più fiducia nello spazio vuoto, ti aspetto nel Cerchio di Kalena.

Dentro trovi pratiche pensate per accompagnarti in ogni fase di trasformazione, Yin per rilasciare, meditazioni per l'accettazione, flow per imparare a fluire con il cambiamento invece di resistergli.


21 giorni gratuiti. Nessun addebito prima del giorno 21.


Con amore,

Elena

Kalena Yoga



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